La scala della partecipazione

Parlare genericamente di partecipazione può originare confusione e false aspettative rispetto ad attività, ruoli e risultati che si vogliono ottenere. La partecipazione, infatti, può essere attivata nelle diverse fasi del ciclo di vita di un processo decisionale, assumendo, di volta in volta, un significato particolare e producendo effetti diversi.
La partecipazione può svilupparsi con modalità differenti, dalla semplice informazione a un vero e proprio processo di responsabilizzazione degli attori locali coinvolti.
La partecipazione può essere informazione. In questo caso l’ente promotore del processo fornisce indicazioni su una politica o un progetto che intende realizzare. L’analisi, le valutazioni e le decisioni sono già state effettuate. Gli attori coinvolti hanno solo l’opportunità di essere informati. Non si tratta, dunque, di contribuire alla decisione.
La partecipazione può proporsi come consultazione. Qui, gli attori sono ascoltati e hanno l’opportunità di influenzare le decisioni, tramite le informazioni e le opinioni che forniscono.
Invero mi pare fondamentale, nella crisi della credibilità delle istituzioni e nella esplosione di una generale rassegnazione civica, attivare veramente la progettazione partecipata. L’analisi dei problemi e l’elaborazione di soluzioni sono definiti congiuntamente dai vari attori/cittadini/portatori d’interesse e dall’ente pubblico che promuove il processo/ progetto. Le decisioni per la loro realizzazione sono di tipo multisettoriale in base a competenze, risorse e responsabilità: alcune da parte dell’ente promotore, altre da parte dei singoli attori che hanno partecipato, altre in partnership.
Magari, in una organizzazione avanzata, puntare anche ad un processo di responsabilizzazione e coprogettazione, dove gli attori hanno diverse capacità per gestire autonomamente progetti /azioni a cui hanno concorso, spesso in collaborazione con l’ente pubblico, e di influenzare una decisione pubblica.
La partecipazione immaginata da questa amministrazione, e messa in campo con CIALP , vuole superare il semplice   processo di informazione ed anche  quello di semplice  condivisione. 
Si vuole provare ad attuare la buona prassi del Coinvolgimento dal basso. Quindi non  discutere su un progetto già confezionato, viceversa, come quando ci si confronta con un committente privato che deve realizzare la sua casa, si ascolteranno esigenze e desideri di chi fruirà del centro storico di Capriglia.
La partecipazione conviene sempre ed è migliore rispetto ai processi decisionali correnti, all’interno dei quali rientrano ormai anche le attività di informazione e di condivisione.
I vantaggi di processi partecipati strutturati sono numerosi e sono riconducibili a diversi livelli.
Ad esempio, e solo per difetto, sul Piano culturale una partecipazione strutturata, codificata, regolamentata, deliberativa ed istituzionalizzata, rinvigorisce i processi democratici locali, contribuisce a creare consenso e a migliorare l’articolazione dei processi decisionali a livello locale. Investe sul capitale umano-sociale di una comunità, promuovendo una maggiore informazione, educazione, formazione e conseguente consapevolezza dei cittadini coinvolti sui problemi e sulle possibili soluzioni in un’ottica di un benessere equo e sostenibile. Permette di avere prospettive multi-settoriali e di valorizzare la diversità socio-culturale di una comunità.
Sul piano relazionale, ed è fondamentale, crea un senso di identità, appartenenza e co-responsabilità dei cittadini verso la loro comunità e maggiore condivisione rispetto ad obiettivi di sostenibilità e nello stesso tempo favorisce un maggiore dialogo ed empatia tra i cittadini e, di conseguenza, una maggiore legittimazione e fiducia .
Sul piano organizzativo-gestionale e professionale, un processo di partecipazione, contribuisce a prevenire futuri conflitti e rende il percorso più rapido, evidenziando gli aspetti prioritari su cui concentrare le risorse. Introduce strumenti e modalità di aggiornamento professionale sull’organizzazione del lavoro e qualifica competenze e risorse umane interne oltre ad offrire occasioni di creazione di lavoro per l’animazione di percorsi partecipati.
Affinchè, una comunità – parole chiave – e la sua amministrazione possano usufruire di questi vantaggi e di altro ancora, la partecipazione va strutturata. Deve avere delle procedure regolamentate e normate, tali da non vanificare il valore e l’impegno che pure amministratori, un po’ più illuminati, e cittadini profondono.
Il punto dirimente per Capriglia e per i suoi amministratori ma soprattutto per i suoi cittadini (i più consapevoli, ma anche chi è  ancorato a visioni tradizionali e consuete di analisi e di critica verso le scelte progettuali di una amministrazione) è , però, riconoscere il valore della partecipazione, pur tenendo conto della complessità che questo comporta. Allora è necessario attivare strumenti volontari di partecipazione, i cui esiti confluiscano obbligatoriamente in atti deliberativi istituzionali e vincolanti. Le tecniche per produrre materialmente l’analisi di base o la proposta o il progetto, sono svariate e tutte più produttive della conferenza-convegno. Il risultato arriva alla fine di un processo facilitato e guidato da persone che provano a creare fiducia e far rispettare regole di lavoro.
C.I.A.L.P. nella cosiddetta “scala della partecipazione”, prova a salire sul gradino del coinvolgimento e se si creassero le condizioni, perchè no quello della cooperazione.
Renzo Piano, grande architetto, animatore, negli anni settanta, nelle piazze di Otranto dei primi laboratori di quartiere, oggi attivo e incisivo Senatore della Repubblica, pochi mesi fa ebbe a dichiarare:”Per fare bene bisogna capire e ascoltare; è un’arte complessa quella dell’ascolto ! È difficile perché spesso le voci di quelli che hanno più cose da dire sono discrete e sottili. Ascoltare non è obbedire, ascoltare non è trovare compromessi, ascoltare è cercare di capire e quindi fare progetti migliori”.
Una riflessione di Luca Battista  (coordinatore dell’Azione Locale Partecipata) dopo l’avvio dei primi incontri di C.I.A.L.P.
Qui la scala della partecipazione
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